Vivere felici? E’ una cosa che dipende da noi

felicita(di Salvatore Primiceri) – Ci sono cose che dipendono da noi e altre che non dipendono da noi. Concentrandoci sulle prime ed evitando di trattare le seconde allo stesso modo delle prime (o viceversa) scopriremo un metodo efficace per sentirci liberi e felici.

Parola di Epitteto. Ma di che si tratta?
Epitteto era un filosofo stoico e il suo insegnamento ha avuto molta fortuna. A tramandarcelo è stato Arriano, suo discepolo e autore del “Manuale di Epitteto“, testo classico che esercita ancora oggi notevole influenza in chi trova nella filosofia l’esercizio per una vita buona.
Meno “coach”, se vogliamo, di Marco Aurelio, Epitteto era più complesso al punto che oggi non saremmo forse disposti ad accettare ogni virgola delle sue parole. Ma ogni argomento o trattato che stimoli la mente e la riflessione incuriosisce e affascina. E non si può negare che l’assunto iniziale di Epitteto eserciti un grande fascino ancora oggi.
Secondo Epitteto tra le cose che esistono alcune dipendono da noi e altre non dipendono da noi. Dipendono da noi: il giudizio di valore, l’impulso d agire, l’avversione, il desiderio e tutti quelli che sono fatti nostri (interni alla nostra anima). Non dipendono da noi, invece, il corpo, le nostre proprietà, le opinioni che gli altri hanno di noi, le cariche pubbliche e tutte quelle cose che non sono propriamente definibili come “fatti nostri”.
Proviamo a traslare il metodo di Epitteto alla nostra quotidianità. Quante volte ci lasciamo prendere da riflessioni del tipo “non dovevo fare questa cosa“, “lo sapevo che non dovevo farlo“… Altre volte, al contrario, diremmo “se tornassi indietro rifarei tutto allo stesso modo“, “nonostante tutto lo rifarei“…
Che differenza c’é? Nel primo caso partiamo da un risultato negativo attribuendone l’origine ad una nostra scelta/azione sbagliata (col senno di poi). Ma non è affatto detto che un evento negativo sia dipeso per forza da una nostra azione sbagliata in origine. E’ possibile che ci siamo costruiti una rappresentazione errata della cosa che volevamo ottenere confondendo i piani del ciò che dipende o no da noi. A volte compiamo delle scelte consapevoli ma poi i fatti vanno diversamente. Occorre saper capire se il nostro dannarci per qualcosa andato storto sia veramente giustificabile. Potrebbe infatti trattarsi di qualcosa che non dipende da noi e allora perchè vivere da infelici e logorarci l’anima?
Diverso è il secondo atteggiamento, di tipo positivo. Il fatto negativo viene mantenuto ben separato dall’azione originale, ovvero dalla scelta consapevole. L’essersi concentrati su una scelta nostra (una cosa che dipende da noi) ci fa stare bene e siamo in grado di capire se quanto accaduto successivamente è stato causato da cose dipese o meno da noi. Se le cose non dipendono da noi sapremo trattarle come tali e continuare a essere liberi e sereni a tal punto da dire: “tornando indietro agirei allo stesso modo“. Un atteggiamento di questo tipo presuppone un’azione giusta e ragionata secondo la regola iniziale. Siamo stati in questo caso in grado di preparaci all’azione con sicurezza rappresentandoci correttamente la distinzione tra cosa dipende da noi e cosa no. Per Epitteto le nostre decisioni vanno portate avanti con coerenza, oltre che con sicurezza e non dobbiamo temere le critiche altrui. “Se agisci in modo retto perchè temere coloro che ti criticheranno ingiustamente?“. Infine le nostre azioni devono avere “misura“: “non bisogna andare oltre a quanto ci necessita; quando si va oltre misura, non c’è più limite”.
La regola di Epitteto guida le nostre azioni ma non dobbiamo pretendere “che le cose che non dipendano da noi dipendano da noi“. E’ quindi possibile esaudire un desiderio e non fallire nella sua realizzazione? Certamente sì, basta esercitarsi nelle cose in cui siamo più capaci. Non dobbiamo mai assumere un ruolo al di sopra delle nostre capacità.
Epitetto oggi direbbe che stiamo divagando ma la filosofia ce lo permette per fortuna. Il bello è questo.
La regola distintiva tra le cose può essere applicata ovunque, anche nei nostri conflitti quotidiani. Quante volte ci arrabbiamo o soffriamo come se potessimo cambiare situazioni su cui in realtà possiamo incidere poco. Lasciamoci scivolare le cose addosso (diremmo oggi) cercando di capire se sono nostre o no, se ci riguardano o meno (se ce le stiamo rappresentando nel modo corretto). Se non lo sono perchè prendersela? La famosa regola di risoluzione delle controversie “separare il problema dalle persone” alla fine cos’è se non una rappresentazione del conflitto che ci permette di applicare la regola distintiva su ciò che dipende o meno da noi? Possiamo tentare di risolvere un problema ma non possiamo prendercela se una persona è fatta in un certo modo.
Se qualcuno agisce male nei nostri confronti o parla male di noi dobbiamo capire che egli nella sua testa pensa di essere nel dovere di farlo. Non si può far guidare da ciò che appare a noi ma da ciò che appare a lui e se ciò che appare a lui è sbagliato è, per dirla alla nostra maniera, “un problema suo“. E’ lui che si inganna mentre noi dobbiamo essere predisposti con dolcezza verso chi ci insulta. Il nostro commento dovrebbe semplicemente essere “Questo è il suo giudizio“.
E i pettegolezzi? Come reagire? “Se qualcuno ti riferisce che un tale ha detto male di te, non respingere quello che si dice, ma rispondi: “Sicuramente ignorava gli altri difetti presenti in me, altrimenti avrebbe parlato soltanto di quelli“.
Oggi saremmo disposti ad agire così? Forse sì, forse no. Fatto sta che il Manuale di Epitteto è una lettura profonda e gustosa, davvero roba d’altri tempi da cui però potremmo cogliere qualche insegnamento perchè, non dimentichiamolo, vivere una vita felice è una cosa che dipende da noi.

Salvatore Primiceri

Letture consigliate:
“Manuale di Epitteto”, introduzione e commento di Pierre Hadot, Einaudi 2006.

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