Saper aspettare per non cedere all’ira

arrabbiarsi(di Salvatore Primiceri) – Vi è mai capitato di “arrabbiarvi per niente”? L’espressione è comune e indica quando dedichiamo il nostro tempo alla rabbia, all’ira e al rimorso pur non essendocene il bisogno. Peccato che troppo spesso ci accorgiamo tardi di esserci adirati inutilmente. Arrabbiarsi è naturale ma dobbiamo imparare a farlo quando serve e con i giusti modi. Bisogna innanziutto capire in tempo (prima che sia troppo tardi) quando stiamo usando l’ira nei modi e nei tempi sbagliati.

L’ira nasce spesso a causa di impressioni sbagliate e dalla nostra impazienza di giudicare troppo velocemente fatti, azioni ed opininioni. Questo ci porta a valutare in maniera errata la realtà e a prendercela sul personale anche quando non ci sono torti rivolti contro di noi. E’ così che litighiamo, compromettiamo rapporti con gli altri, perdiamo amici e soffriamo l’ambiente di lavoro.
A metterci in guardia dall’ira ci vengono incontro le splendide pagine del “De Ira” di Seneca*:
… causa dell’ira è l’impressione di aver ricevuto un torto, alla quale non si deve credere su due piedi. Neppure a ciò che è chiaro e manifesto dobbiamo credere subito, poiché certe menzogne hanno apparenza di vero. E’ sempre bene aspettare: giorno dopo giorno la verità verrà a galla. Non prestiamo orecchio ai maldicenti; è un vizio della natura umana credere volentieri a ciò che si ascolta malvolentieri, teniamolo presente e diffidiamone; ci adiriamo ancor prima di aver giudicato. Il colmo è che ci lasciamo influenzare non solo dalle calunnie, ma anche dai sospetti, diamo interpretazioni malevole a uno sguardo e a una risata altrui e ci arrabbiamo con chi non ha colpa. Perciò in difesa dell’assente dobbiamo far gli avvocati contro noi stessi e lasciare l’ira in sospeso; la pena rimandata può essere ancora inflitta, ma inflitta che sia non possiamo revocarla“.
Ancora una volta quindi, come già altri filosofi oltre a Seneca ci hanno insegnato, è l’attesa l’antidoto ai nostri errori, il non cadere nella trappola dell’istinto che esalta i nostri peggiori vizi tra cui l’ira.
Dobbiamo avere la capacità di fermarci a ragionare sospendendo ogni giudizio per evitare di agire in modo irrimediabilmente scorretto.

Salvatore Primiceri

* Seneca, De Ira, a cura di Costantino Ricci, 1998 BUR Rizzoli

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