Per una “buona politica” sarà l’anno giusto?

socratealcibiade(di Salvatore Primiceri) – Alcibiade era un giovane bello, ricco, ambizioso, orgoglioso, arrogante, presuntuoso, abile oratore che si accingeva a entrare sulla scena politica della sua città, Atene. Insomma, come diremmo oggi, era pronto a scendere in campo.
Socrate, preoccupato che il giovincello dall’aria saputella non fosse in realtà in grado di governare la città, un giorno lo prese in disparte e provò a fargli qualche domanda alla sua maniera, utilizzando tutte le tecniche di quell’arte della maieutica che spesso ha indotto i suoi interlocutori a divenire più saggi e consapevoli.
Ma Alcibiade era un tipo tosto e Socrate lo sapeva bene. Il giovane aveva due grossi difetti: ascoltava poco e credeva di sapere già tutto.
In un dialogo intenso tramandatoci da Platone (l'”Alcibiade Primo“), Socrate prova a far emergere tutte le contraddizioni di Alcibiade e ci riesce. Il presuntuoso Alcibiade finisce con l’andare totalmente in confusione nel momento in cui Socrate lo interroga sul significato di giusto, bello, buono e utile e sulla coincidenza di tali elementi. Il filosofo si preoccupa di capire se il futuro governante conosca tali concetti e se sia in grado di capire quali siano le decisioni giuste, buone e utili che un politico deve affrontare in relazione al bene della propria comunità.
L’utile per Socrate non è il tornaconto personale (come purtroppo oggi tendiamo a considerare) ma ciò che rende felice e virtuosa la società e che quindi è utile anche per se stessi.
Alcibiade non comprende e accusa Socrate di manipolarlo con le sue domande. In realtà il giovane non sa rispondere alle domande di Socrate per un semplice motivo: nessuno gli ha insegnato tali concetti. “La verità, Alcibiade, è che tu vivi nella completa ignoranza ed è per questo che ti butti in politica prima di esserti preparato“, tuona Socrate aggiungendo come tanti uomini politici del suo tempo non fossero all’altezza del compito.
L’uomo politico deve non solo essere preparato ma lavorare per raggiungere la virtù che può permettergli di governare secondo giustizia restituendo con la propria azione politica la concordia, l’amicizia e quindi la felicità ai propri concittadini.
Le cose si imparano se qualcuno di competente ce le insegna e se si conoscono si è in grado di rispondere alle domande. Per Alcibiade non era così, lui era convinto di sapere tutto e di aver imparato dai “più”. Socrate aveva forti timori che Alcibiade non avrebbe mai raggiunto la virtù. E difatti Alcibiade fu un discusso governante assetato di potere, trasformista e traditore. Così lo descrive Senofonte: “Alcibiade fu il più sfrenato, il più arrogante e il più violento tra quelli impegnati in democrazia“.

I secoli ci hanno tramandato una storia che ha inquietanti similitudini con i giorni nostri e ci pone alcuni interrogativi: i politici di oggi quanto sono preparati? Agiscono secondo virtù o secondo interessi personali? Se ci fosse un Socrate a interrogarli uno ad uno che risultati avremmo?
Il nuovo anno si presenta con enormi questioni da risolvere, sia in Italia che a livello europeo e internazionale. La società vive troppe incertezze, difficoltà economiche, disuguaglianze, discriminazioni. Occorre che ci siano politici che, avendo cura della propria anima (come Platone spesso ci ricorda), sappiano prendersi davvero cura della comunità per il bene comune. Speriamo che sappiano come fare e non pensino solo di saperlo. In quest’ultimo caso sappiano almeno accettare gli insegnamenti di bravi maestri.

Buon 2016 a tutti!

Salvatore Primiceri

Bibliografia:

  • Platone, Alcibiade Primo (a cura di Giovanni Reale), Bompiani 2015
  • Platone, Protagora (a cura di Maria Lorenza Chiesara), Bur 2010
  • Senofonte, Memorabili (a cura di Anna Santoni), Bur 1989

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