L’orsa e il dilemma morale

Un’orsa ferisce due persone, a distanza di tempo, nei boschi del Trentino. Il presidente della Provincia emana un’ordinanza per abbattere l’orsa e così l’animale viene ucciso. Il motivo dichiarato di tale provvedimento è che la sicurezza delle persone viene prima della vita degli animali.


La soluzione al dilemma morale (sempre che sia stato posto), che dovrebbe aver accompagnato una qualsiasi persona di buon senso prima di assumere una decisione così delicata, è quindi stata quella di aver privilegiato la sicurezza (l’incolumità dell’uomo) rispetto alla vita dell’animale. Ma è stata una soluzione giusta? Oppure lo è stata solo nella motivazione? O nemmeno quello?
Il risultato (l’uccisione dell’orsa) non accontenta tutti e quindi siamo di fronte ad un episodio che trascende la parte tecnico/giuridica per finire nel dilemma morale (la giustizia oltre le regole ovvero quando le regole non risolvono da sole la domanda di giustizia e non soddisfano il senso di giustizia).
Quando ci si trova a decidere di fronte a un dilemma di questo tipo occorre prendere in considerazione moltissimi elementi.
Vediamone alcuni:
1) Innanzitutto si parte dai fatti. Due persone ferite. In che circostanze? Come si sono comportate queste persone di fronte all’orsa? L’Orsa è stata aggressiva in modo istintivo o si è difesa pensando a un pericolo? Ogni dettaglio sulla ricostruzione dei fatti deve aiutare a valutare la situazione con la massima obiettività.
2) La valutazione sulla pericolosità dell’animale e sulla recidiva. Anche qui occorre muoversi con la massima precisione e competenza. L’orsa ha incontrato l’uomo due volte o ci sono stati altri episodi in cui non ha reagito con l’aggressione?
3) Valutare gli obiettivi alla pari: sicurezza dei boschi, salvaguardia dell’uomo, salvaguardia dell’ambiente e degli animali.
3) Chiedersi quale soluzione adottare. Il criterio generale è domandarsi se sia possibile ottenere il pieno di risultati soddisfacenti ovvero salvaguardare la sicurezza dell’uomo, dei boschi e la vita degli animali al tempo stesso. Se esiste questa possibilità va perseguita senza dubbio.
4) Se non esiste la possibilità di adottare una soluzione giusta senza dubbio, ovvero che non faccia male ad alcuno, si cade nel campo della scelta migliore possibile, detta anche del “meno peggio” se si vuole guardare il lato negativo. La soluzione adottata in questo caso non apparirà a tutti come giusta in quanto sacrifica qualcuno/qualcosa per salvare un bene maggiore. Degli obiettivi alla pari, elencati precedentemente, si decide di farne prevalere uno o alcuni rispetto ad altri attribuendo così una scala di valori. Il ragionamento morale sotteso a quale sia il bene maggiore è anch’esso suscettibile di critica ed è quindi relativo. In soccorso vengono le regole che aiutano a decidere verso una soluzione “approvata” proceduralmente, prevista giuridicamente, ma discutibile in senso etico. Il dilemma rimane: si poteva fare di meglio?

Salvatore Primiceri

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