L’arte di dire “grazie” (e di riceverlo)

grazieÈ tanto più facile ricambiare l’offesa che il beneficio; perché la gratitudine pesa, mentre la vendetta reca profitto“. (Tacito, Storie, IV, 3).

(di Salvatore Primiceri) – Merce rara la gratitudine, sia nell’offrirla che nel riceverla. Quante volte nella vita ci sarà capitato di compiere un gesto utile a qualcuno per un motivo diverso dal proprio tornaconto personale. Possiamo “fare un favore” in campo umano o professionale ad una persona in quanto amica o perchè ci sta simpatica oppure semplicemente perchè ci va di farlo, ma poi? La disponibilità e la gentilezza verso il prossimo non richiedono la reciprocità, cioè non chiediamo nulla in cambio nè ora nè mai. Non ricorderemo continuamente agli altri ciò che abbiamo fatto per loro, anzi se possibile tenderemo anche a dimenticarcene tanta la normalità e la serenità con cui ci siamo messi a disposizione.

Ma è chiaro che nel vulcano dei sentimenti umani dove i moti non sono sempre armonici in fondo speriamo o crediamo che l’esercizio della gentilezza e della disponibilità, prima o poi, ci restituisca qualcosa. Ma di certo c’è solo un effetto rappresentato dalla pace con sè stessi per aver fatto una cosa buona.

Non è poca cosa ma è l’incertezza del resto a preoccupare. Pur non pretendendo il “grazie” di alcuno ci aspetteremmo quanto meno che il nostro bel gesto non si ritorca contro noi stessi. Capita, purtroppo non di rado, che tante persone non solo non ringrazino ma che arrivino in futuro addirittura a litigare con noi, a volte anche in modo irrimediabile cambiando repentinamente e inspiegabilmente atteggiamento e rapporti nei nostri confronti, fino al recarci danno e offesa.

E’ una bella botta di delusione l’ingratitudine. Non solo non riceviamo un “grazie” ma rischiamo pure di ricevere un “calcio”.
Perchè accade? I motivi possono essere tanti. Dalla semplice maleducazione all’egoismo di chi crede che ciò che riceve dagli altri sia dovuto in quanto meritevole di ottenerlo. Spesso i comportamenti negativi legati ai sentimenti mettono in gioco le posizioni di potere ovvero la paura di sentirsi peggiori degli altri e la competizione a sembrare più forti.
Così si ha il timore che dire un “grazie” possa passare per una posizione di debolezza a cui dovrà seguire al più presto un’azione di livellamento, purtroppo anche ingiusta o scorretta.

E’ così difficile, quindi, dire grazie? Evidentemente sì, tanto quanto riceverlo.
Tuttavia, nel dilemma se in una società come la nostra non convenga diventare tutti degli egoisti e ingrati per soffrire meno la risposta credo debba essere il “no”.
Prima di tutto bisognerebbe imparare a dire grazie un po’ più spesso perchè è un atto di educazione che fa stare meglio. Ugualmente non dobbiamo smettere di essere gentili per paura di imbatterci in ingrati. Il tempo rimetterà le cose a posto ricordandoci che, per fortuna, esiste anche la riconoscenza.

Salvatore Primiceri

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