Intervista a Patrizia Bonaca: “Il Counseling come facilitatore del Buon Senso”

Il counseling è un uso della relazione abile e strutturato che sviluppa l’autoconsapevolezza, l’accettazione delle emozioni, la crescita e le risorse personali. L’obiettivo principale è vivere in modo pieno e soddisfacente. Il counseling può essere mirato alla definizione e soluzione di problemi specifici, alla presa di decisioni, ad affrontare i momenti di crisi, a confrontarsi con i propri sentimenti ed i propri conflitti interiori o a migliorare le proprie relazioni con gli altri. Il ruolo del counselor è quello di facilitare il lavoro dell’utente in modo da rispettarne i valori, le risorse personali e la capacità di autodeterminazione. (Definizione della British Association for Counselling).

Ciao Patrizia, come hai conosciuto il counseling?

Ciao Salvatore, è stato grazie al mio percorso professionale che sono arrivata a conoscere il counseling. Sai avendo avuto “l’ardire” di scegliere strade lavorative non tracciate dalla consuetudine familiare, ho sviluppato questa capacità di guardare fuori…perché era dal fuori che attingevo il mio modo di essere facendo attenzione alla comunicazione, all’ascolto, al modo di comportarsi, al non detto, alla differenza di quanto si diceva e poi si faceva realmente. Diciamo che ciò ha affinato la mia percezione delle situazioni e mi ha insegnato che spesso non è ciò che sembra e che bisogna leggere tra le righe.
Questa premessa era necessaria, per dire che, da sempre, per le ragioni che ho spiegato sinteticamente, sentivo che potevano esserci modalità ulteriori e diverse dal conosciuto per vivere in vita fino a quando poi ho incontrato il counseling.
Il counseling ha  dato un nome a quello che, a questo punto, ho avuto sempre dentro ma che non avevo individuato…ho scoperto che cosa è l’empowerment e cioè avere fiducia nelle proprie potenzialità e nel voler raggiungere quegli obiettivi da cui sei attratta, anche molto semplici, ma magari lontani e falsamente inarrivabili…. oppure avere la forza di attivare quelle risorse che senti di avere di “default”, ma che ancora non ti appartengono completamente. In poche parole nell’essere felice e soddisfatta.

Svolgi moltissimi corsi, quali emozioni provi nella tua attività e quali tecniche adotti?

Non è facile esprimere in così poche righe le emozioni che provo durante i miei corsi. E nel rapporto con i miei clienti.
Posso provare raccontando che le metodologie di counseling da me apprese e divulgate, mi hanno insegnato a superare quel gap che vedevo nel momento in cui volevo fare un passo avanti, come se un diverso modo di vedere l’ostacolo mi fornisse anche la modalità per superarlo….
Tali tecniche sono state una chiave di lettura per apprendere la via per l’ascolto e  la comunicazione efficace, per  notare i piccoli particolari comunicativi, per ideare una strategia, per rimanere in una situazione difficile il più possibile…..….per negoziare prima con me stessa e poi con gli altri….
E come se avessi trovato in queste metodologie un via che mi permettesse di  realizzare effettivamente quello che desideravo e che trapelava nei sogni ad occhi aperti…mi ricordo ancora quando sentii parlare di coaching, per la prima volta, in un articoletto seminascosto di un giornale….circa 15 anni fa, avvertii una attrazione incredibile..e pensai che per me fosse una meta irragiungibile…ancora oggi l’attività del counseling o del coaching è relegata alle professioni sociali mentre io credo profondamente che sia deontologicamente indispensabile per il libero professionista tanto più se con competenza tecnica, come  lo è stato con me.

Come si instaura la sintonia con il Cliente?

Con l’esperienza su di me, ho capito che cosa significa imparare a comunicare e ad ascoltare in modo efficace. Ho compreso che si tratta di un processo alquanto naturale solo che è nascosto, fin da quando siamo piccoli, da abitudini consolidate che non ti fanno vedere al di fuori.. …è come fare uno sport sbagliando postura…si fa più fatica e non si ottengono dei buoni risultati…vanificando spesso gli sforzi intrapresi…la cosa bella è che tutto parte da te…inizia come ti ascolti mentre parli…dal riconoscere i tuoi cambi di intonazione, quando ti trema la voce…. Riesci a dire quello che pensi?…riesci a esprimere il tuo dissenso…?. Come lo fai?…iniziando questa consapevolezza su di te…inevitabilmente la nostra  attenzione verso gli altri si affina e quindi riusciamo ad instaurare quel rapporto empatico con il cliente che è veramente insostituibile perché frutto di una intesa che comunica realmente rispettando i limiti dell’incarico professionale. Anche qui il counseling ha un ruolo centrale…riuscire  a mantenere un giusta distanza relazionale con il cliente senza perdere la sintonia…è quella che potremmo definire un “professionale empatico” e cioè io ci sono, sono presente con il cuore e con la mia testa, ma riconosco e so bene quali sono i miei e i tuoi confini.
Il  percorso che mi ha portato a diventare una dottoressa commercialista è stato quello comune: la laurea in economia  e commercio, l’abilitazione e la pratica professionale fino ad  avere un mio studio e dei collaboratori… Tanto tempo….circa venti anni! e tante soddisfazioni e difficoltà che ho appunto gestito grazie al counseling…
Ma sai, Salvatore, io sto parlando di piccoli ostacoli che ogni professionista incontra nella sua vita professionale che, se non adeguatamente osservati e superati, poi possono creare malcontento, disillusione e allontanare i clienti invece di consolidare la clientela nel tempo…fino a portare a dei veri e propri conflitti lavorativi. Se pensiamo, ad esempio,  alle incomprensioni con i collaboratori e tra colleghi.
Mi riferisco a quello che, per molti altri, potrebbe sembrare  superfluo o poco importante se non  anche risibile e cioè l’osservazione tra le righe della relazione “non scritta ” tra professionista e cliente che, a mio avviso, è quella che guida tutto il resto.

Come si legge “ tra le righe”?

Ti rispondo che una volta appreso il modo di dare valore e fiducia alle nostre sensazioni è veramente molto facile leggere tra le righe la relazione comunicativa con il cliente, perché ci basiamo sul nostro corpo, che non mente!! E che è nel presente! Basta rispondere alla domanda cosa ho percepito di me?
Il vero passo difficile, secondo me, richiesto al  professionista che vuole avvicinarsi a ciò, è quello di spogliarsi per un attimo del tecnicismo professionale,  rivolgendosi alle proprie sensazioni che all’inizio costituiscono dei piccoli e tenui insight abituati molto spesso ad essere ignorati.
Dico sempre che il lavoro mi segue, nel senso che non posso fare  a meno di riflettere nella mia professione l’essere me stessa,  nel senso che tutta la mia vita, anche personale, è intrisa della parte professionale e viceversa….Ora dopo circa venti anni di professione mi sento di poter dire che è necessario diventare dei professionisti di nuova specie, e cioè una persona completa: corpo, mente, sentimenti, intuito e creatività per affrontare la sfida del cambiamento culturale  e professionale che gli scenari economici richiedono. Una figura di professionista finora assente…oserei dire a tutto tondo…ma è possibile?…mi dirai…non si rischia poi di perdere di vista la specializzazione…il nostro obiettivo…l’essere terzo rispetto al problema
Ritengo che il cliente venga da noi perché siamo noi ,nel completo, nel totale  perché è da noi e solo noi che vuole la consulenza proprio in virtù di quel non detto tra le righe di un contratto di consulenza. L’essenza dell’ intuitu personae!

(Intervista di Salvatore Primiceri)

Leave a Reply