Il “settimo errore” di Cicerone

cicerone(di Salvatore Primiceri) – Tempo fa ho letto un libro dello psicologo americano Wayne W. Dyer, intitolato “La saggezza dei tempi”, edito in Italia da Bur Rizzoli.
Il testo é molto affascinante in quanto argomenta metodi per affrontare con positività i problemi quotidiani della vita partendo da citazioni letterarie che attraversano tutte le epoche, dall’antichità fino ai giorni nostri.


Trovano spazio nel libro tanti personaggi storici, da Buddha a Michelangelo, da Madre Teresa di Calcutta a Emily Dickinson, da Gesù a Samuel Taylor Coleridge. Ogni capitolo é dedicato ad una questione del nostro agire e viene argomentata partendo dall’opera di un autore celebre del passato.
Leggendo mi sono ad un tratto fermato al capitolo riguardante il “trionfo”, che l’autore argomenta “citando” Cicerone.
Nell’esaminare quali passi l’uomo debba compiere per vivere una vita di successo e onesta, lo psicologo propone un elenco di “sei errori dell’uomo” che Cicerone ci ha trasmesso duemila anni fa.
Ciò che Dyer dà per certo, invece, io lo trasformo al condizionale.
Leggendo il capitolo infatti, mi imbatto nella seguente frase: “In uno dei suoi trattati più memorabili Cicerone sottolineò i sei errori che vedeva più spesso nell’antica Roma”.
Immediatamente un dubbio mi assale: “Perchè l’autore non cita la fonte delle parole di Cicerone e si limita a dire che provengono da uno dei suoi trattati più memorabili?”.
Se davvero così fosse, cosa sarebbe costato allo psicologo americano erudirci su quale trattato così memorabile Cicerone ci fa dono di tanta sapienza?
A memoria non ricordo, tra le opere lette di Cicerone, un’elencazione così schematica e netta sul tema dell’errare umano. Sfoglio altre pubblicazioni “minori”, partendo da quelle più simili per argomento, ma non mi salta all’occhio nulla.
Affido quindi la mia ricerca a internet. I sei errori dell’uomo di Cicerone sono citati ovunque, in centinaia di siti di coaching esistenziale, in siti di psicologi, formatori e tutti coloro che hanno un ruolo nell’educare le persone alla ricerca di un benessere sociale: la cosiddetta ricerca della felicità.
Si susseguono commenti, a volte esaltati, di come un uomo di duemila anni fa abbia saputo cogliere delle tematiche quanto mai attuali anche nel nostro tempo. C’è anche chi ne fa tesoro come una bibbia affermando che da quando ha iniziato ad applicare i sei consigli di Cicerone, la propria vita è cambiata in meglio.
Ok fantastico ma il mio dubbio rimane. In nessuno, dico nessuno, di questi siti viene citata la fonte. I sei errori dell’uomo vengono firmati Cicerone con l’anno di nascita e morte tra parentesi ma non viene mai citata l’opera dalla quale sarebbero stati estratti. Il dubbio sulla veridicità del testo aumenta e mi fa sospettare ad un qualcosa che si sia diffuso in modo virale sfruttando internet ma che non abbia un effettivo riscontro storico.
Consulto anche wikipedia e scopro che lì, infatti, di tale frase non c’è nemmeno l’ombra.
Cambio lingua e provo con l’inglese. La ricerca produce risultati impressionanti rispetto all’italiano, molto più copiosi. I sei errori dell’uomo di Cicerone sembrano aver avuto un enorme successo all’estero, soprattutto nei paesi anglosassoni. Anche qui maestri di vita, coach, guru, spiritualisti, eccetera, parlano di questo grande insegnamento dello straordinario oratore romano.
Il sito inglese di Wikiquote, però, ha messo in cancellazione la citazione dei “sei errori” se non si provvederà a provare che esiste la fonte.
Finalmente qualcosa di interessante mi salta all’occhio. In un sito di traduzioni dal latino all’inglese, a cura di Glyn Hughes, viene tradotto il “De Amicitia” e, alla fine di esso, il traduttore commenta che “i sei errori dell’uomo sono effettivamente argomenti simili al pensiero di Cicerone ma non vi é una fonte autentica di essi”.
Leggendo le principali opere, infatti, ho notato alcuni passaggi, soprattutto nel “De Officiis” (Sui doveri) che richiamano argomentazioni simili ma che non vengono comunque esposte con il linguaggio dei sei errori, né seguendo tale classificazione.
In effetti non me lo immagino Cicerone che scrive un libro sullo stile dei coach motivazionali dei giorni nostri. Per la sua abilità oratoria e per i concetti espressi il De Officiis é un capolavoro che vale molto di più dei “sei aforismi”.
Ma, svelato che “i sei errori” sono un falso o una reinterpretazione schematica di parte del pensiero di Cicerone, mi sono anche chiesto chi ha avuto l’iniziativa di scrivere l’aforisma dei sei errori attribuendolo a Cicerone e come poi esso sia diventato virale, a tal punto che in pochissimi si sono interrogati sull’effettiva autenticità della citazione, nemmeno Wayne W. Dyer.
Cercando qua e là ho trovato che la schematizzazione dell’aforisma attribuito a Cicerone sarebbe stata compiuta da Arthur F. Lenehan, uno scrittore americano che ha raccolto citazioni e aforismi in testi motivazionali.
Ma, alla fine di tutto, quali sono questi misteriosi sei errori che l’uomo dovrebbe evitare di compiere durante la propria esistenza e che, invece, persistono nel nostro vivere fin dalla nascita dell’uomo stesso?

1 – L’illusione che il proprio vantaggio si ottenga dalla rovina degli altri
2 – La tendenza a preoccuparsi di cose che non possono essere né mutate né corrette
3 – La convinzione che una cosa è impossibile solo perché non si è in grado di farla
4 – Il rifiuto di mettere da parte preferenze ignobili
5 – Il trascurare lo sviluppo e l’affinamento della mente e il non acquisire l’abitudine alla lettura e allo studio
6 – Il tentativo di costringere gli altri a credere e a vivere secondo le nostre regole

Se siamo d’accordo che si tratti di errori, allora impegniamoci a non commetterli, indipendentemente se ce lo suggerisce Cicerone o qualche inventore di aforismi dell’ultima ora.

Il settimo errore potrebbe infatti essere: “Non applichiamo più l’elenco perchè non l’ha scritto Cicerone”.

Buonsenso a tutti!

Salvatore Primiceri

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