E tu… Quanto sei resiliente?

(di Patrizia Bonaca) – La pillola di questa settimana prende spunto da un interrogativo appartenente al sociologo Antonovsky e cioè: Come mai numerosi lavoratori si ammalano sotto i colpi e i dardi di una sorte crudele al lavoro o al di fuori di esso, mentre altri restano sani o godono persino di ottima salute?

Secondo Antonovsky, una delle numerose spiegazioni del fenomeno risiede nel diverso senso di coerenza dei lavoratori e quindi, dico io,  nella diversa  padronanza di buon senso da parte di quest’ultimi.

Il counseling si occupa proprio di questo e cioè di infondere un senso di coerenza e competenza per la vita integrando le competenze proprie della persona con competenze trasversali derivanti dalla psicologia, filosofia, sociologia, antropologia e letteratura. L’aumento del senso di coerenza serve da punto di svolta nella gestione degli eventi negativi. L’acquisizione di tali competenze, a qualsiasi età, e il loro utilizzo nel corso della vita consente all’individuo di far fronte più efficacemente alla maggior parte dei fattori di stress ai quali può essere sottoposto, contribuendo ad aumentare la sua resilienza.

Intendendo per resilienza la capacità dell’individuo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente.

Tramite il counseling si permette all’individuo di tracciare un ponte tra il passato e il futuro,  rielaborando positivamente le  esperienze fatte, dandogli la possibilità di mettere a frutto la potenzialità rinnovatrice che è dentro ognuno di noi. L’obiettivo non è risolvere i problemi ma rafforzare le competenze necessarie per affrontare nuove sfide..

L’esercizio che propongo è quello di provare a misurare la propria resilienza…da uno a dieci quanto avete resistito di fronte alle esperienze difficili della vostra vita?…quanto avete aspettato prima di dire: va bene accetto le sue condizioni,  basta che finisce!

Concludo riportando una frase di Hemingway in Addio alle Armi “Il mondo ci spezza tutti quanti, ma solo alcuni diventano più forti la dove sono spezzati”.

Patrizia Bonaca

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