Vivere alla luce del sole rende felici

di Salvatore Primiceri – “Vivere alla luce del sole” è un’espressione molto comune che sta ad indicare la capacità umana di assumere comportamenti onesti e trasparenti agli occhi e all’interno di una comunità.
Nel celebre epistolario tra Seneca e Lucilio, quest’ultimo si sorprende del fatto che Seneca conosca bene alcuni propositi dell’amico e si domanda come faccia a saperli.
Seneca risponde che l’opinione pubblica è veicolo di notizie soprattutto se il personaggio oggetto dell’attenzione “mediatica” è ritenuto importante e degno di rispetto all’interno del luogo di residenza.
Lucilio, ritenendo esagerata tale attenzione, si domanda se ciò significhi che egli è ritenuto importante.
Seneca spiega che la misura della grandezza è relativa. Essa varia in base al confronto in determinate circostanze che può farla aumentare o diminuire: “una nave che in un fiume appare grande, ci sembrerebbe piccola in mare“.
In questo momento Lucilio appare grande alla sua comunità e la gente gli rivolge attenzioni. Vogliono sapere tutto di lui, dalle abitudini quotidiane (cosa mangia, come dorme) alle attività che svolge, idee ed opinioni, etc.
Ma, indipendentemente da quanto una persona sia anche personaggio pubblico, il “vivere come se tutti ci osservassero” può divenire un utile esercizio per una vita felice. Perché e in che modo?
Seneca spiega che quando l’uomo può permettersi di vivere sotto gli occhi di tutti può ritenersi felice. A un uomo che non ha nulla di male da nascondere “le pareti servono come casa e non come nascondiglio; per vivere più sicuri e non per peccare di più“. E si domanda: “Quanti sarebbero capaci di vivere con la porta spalancata? Viviamo come se essere visti all’improvviso significhi essere scoperti in fallo“.
Seneca esorta, quindi, a cercare la felicità lavorando nel costruire una buona coscienza. Solo con essa si può vivere serenamente e alla luce del sole: “una buona coscienza si offre allo sguardo della folla mentre una cattiva coscienza è sempre ansiosa e tormentata anche quando è in solitudine“.
Il vivere secondo una buona coscienza non è da intendersi come un’esibizione di onestà e, al tempo stesso, non contrasta con un carattere umile e riservato, quale è peraltro Lucilio che si sorprende di quante cose su di lui siano state diffuse dalla voce pubblica. Significa semplicemente “stare a posto” e non temere che qualcuno eventualmente apra la nostra porta.
Concludendo la sua lettera, lo stoico filosofo romano ci invita, quindi, a non temere gli altri e il loro giudizio: “se ciò che fai è onesto allora lo sappiano pure tutti; se è disonesto che importa che nessuno lo sappia quando lo sai tu?“.
Buona coscienza a tutti.

Salvatore Primiceri

Bibliografia:

  • Seneca – Lettere a Lucilio (BUR, Rizzoli 2017).

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